Laos, smiling lao cart

Seguiamo il grande Mekong via terra, andiamo verso sud dove il mondo prende forme e colori diversi e le blatte aumentano notevolmente le loro dimensioni.

Le persone a sud hanno un altro atteggiamento, sono cordiali, curiosi, gentili. Per strada ci salutano e le ragazzine ci urlano “welcome to Lao” facendoci sorridere e ringraziandole a mani giunte, I monaci nei templi ci guardano incuriositi e si avvicinano soltanto quando il monaco anziano viene a parlarci, oppure ci guardano e bisbigliano fino a quando il più giovane non dice “Hello” e tutti scoppiano a ridere come se fosse la cosa più trasgressiva fatta negli ultimi tempi, la signora del baretto senza falang (stranieri) conosce quello che prendiamo: Ale un caffè laotiano e io un ovomaltine e ce li porta direttamente al al tavolo compiaciuta perché andiamo tutte le mattine finché non partiamo.

La cittadina in questione è Savannakhet, una città dove vissero i Francesi in epoca coloniale, le case fatiscenti sono indubbiamente belle e anche se in rovina hanno quella decadenza che le rende ancora più belle e misteriose. A Savannakhet non c’è nulla da fare se non passeggiare, andare nei templi e guardare il fiume, non è turistica, infatti ci siamo noi è qualche altro viaggiatore solitario. A noi piace proprio per questa sua tranquillità e silenzio, se avessimo più tempo forse resteremmo qualche giorno in più. Troviamo un alberghetto ad ore molto economico con un letto completamente tarlato, le tende rosa, il ventilatore sul soffitto, la doccia fredda, la turca e nessun lavandino.

Tutte le città laotiane hanno il coprifuoco alle undici e mezza di notte, ma a noi poco importa perché andiamo a letto alle otto e ci alziamo la mattina alle sei e mezza; non facciamo molto in città, passeggiamo, beviamo caffè, andiamo per monasteri. Uno in particolare mi piace tanto perché nel retro del monastero, nell’ingresso che da sul fiume, vengono fatte statue dorate di Buddha a mano, resto a guardarli per un po’, lo trovo un bel mestiere che potrebbe essere mio, fanno tutto in silenzio mentre i monaci spazzano le foglie dai gigantesci alberi di Bodhi sacri al buddismo.

Laos, tuk tuk on a beach

La sera si alza il vento fresco che crea un ambiente surreale, le fronde degli alberi fanno molto rumore e rendono inutile il tanto spazzare dei monaci, le persiane degli edifici coloniali sbattono e il calar del sole sul Mekong mi fa capire perché ai francesi il Laos piacesse molto decidendo di trasferircisi anche dopo l’era coloniale.

La sera mangiamo sempre per strada, a volte proviamo diverse bancarelle, ed oggi di fianco al nostro tavolo c’è seduta una barbona, è molto sporca, arruffata, scalza ma elegante; ha le gambe incrociate, una camicetta che un tempo era bianca e una gonna laotiana. Con i soldi delle elemosina si è comprata un calamaro grigliato con l’insalata, però mangia solo il calamaro, l’insalata la scarta. Sento in sottofondo le voci di alcuni moralisti che conosco, e se non sto attenta potrei caderci anche io nel “si vede che non ha fame” ma io me ne frego perché impazzisco per i calamari e le porgo, un po’ intimidita, un rotolino di soldi che le bastano per un altro pasto alle bancarelle, lei mi guarda senza alcuna espressione e mi porge la mano. Li conta, si alza e va a comprarsi un altro calamaro che mangia scartando l’insalata, poi, in tutta eleganza va via.

Ogni tanto, quando dalla stazione degli autobus dobbiamo arrivare in cento, dividiamo il tuk tuk con altri falang, si contratta il prezzo, ma alcune volte hanno un modo nel farlo che è davvero maleducato, di solito io e Ale aspettiamo che scendano tutti e diamo all’autista del trabiccolo qualcosa in più per quello che pensiamo sia giusto e per i chilometri fatti. C’è una bella differenza tra il risparmiare per i mesi che si starà in viaggio e fare gli spilorci, il Laos è ancora uno tra paesi asiatici più poveri, e i laotiani sono tra le persone più oneste che ho incontrato nei diversi viaggi. Guardo Ale come si pone con i locali e mi piace tanto: è gentile, umile e rispettoso. Non è una caratteristica di tutti i viaggiatori che pensano sempre di saperla più lunga, con le loro contrattazioni infinite per tutto, e che a volte riguardano venti centesimi.

È quasi passato, anzi volato, un mese dal nostro arrivo nel paese; in Cambogia troveremo alcune similitudini con il vicino Laos, entrambi sono principalmente di fede buddista ma anche animisti. Ogni abitazione, stazione di servizio, guest house, negozio, scuola, stazione degli autobus, tempio, albero sacro e capanna ha la sua casa degli spiriti che viene allestita con offerte di ogni tipo, addirittura con succhi di frutta e bottigliette dell’acqua aperte, non si sa mai gli venga sete. Fanno di tutto per far stare gli spiriti buoni e se questi si arrabbiano, creando disarmonia, li si accontenta con altre offerte o con l’aiuto del capo villaggio.

Questo è la sola cosa che so oltre a Pol Pot, per il resto sarà una nuova terra aliena, almeno prima di metterci piede.

Laos, Buddha