Gabbiani - Seagulls in India

Con Ale sto condividendo una parte molto importante della mia vita: l’India.

Una cosa che farei con poche, ma veramente poche persone, infatti anche qui non scrivo tutti miei sentimenti, perché ne sono gelosa, perché l’India è per pochi, e io, di solito, quando torno in Europa non ne parlo con tutti, e a volte ho paura che quello che scrivo venga frammentato ri-arrangiato e stereotipato.

La maggior parte della gente che non la conosce affatto e chi c’è stato per poco ha i soliti pensieri: sporca, inquinata etc etc. Quando una persona che conosco venne qui per 10 giorni al suo rientro mi chiamò sconvolto dal fatto che a me piacesse quel “casino, sporco, immondizia, pisciatoi, sputacchiere, smog, inquinamento, traffico” e lui, che aveva visto tutto dagli alberghi a 5 stelle e dalla macchina, non aveva nemmeno provato ad addentrarsi, a fare la sua conoscenza. La giudicava da un muro che lui stesso aveva eretto. Ma per entrare a contatto con l’India si deve andare nelle vie secondarie, nei mercati, nei villaggi e passeggiare, bisogna avere un rapporto con la gente che ti regala i biscotti, che vuole le foto insieme a te, che sorride solo per un “hello”, e non limitarsi a vedere il Taj Mahal (per quanto sia bellissimo)… Allora io non glielo seppi spiegare il mio sentimento. Ma ora si, perché mi sento inebriata d’amore per questo posto, un’amore nato da 500 rupie trovate per strada a Londra, arrivate dal cielo, come tutte le cose belle. Quelle 500 rupie con il volto sereno di Gandhi determinarono l’allargamento del mio mondo, e mi fecero vedere che la terra è troppo vasta per essere contenuta in città, regioni, Stati. Il posto dove si nasce è bello, ma non il più bello, perché c’è tutto il resto è non si può stilare una classifica.

Nonostante veda tutte le ingiustizie della vita, che qui sono ovunque, vedo anche tutto l’amore che questo subcontinente regala a noi che siamo di passaggio, in visita, noi che passiamo mesi per scoprire un posto dove non basterebbe una vita intera per conoscerla fino in fondo.

La bellezza di tutto questo è qualcosa che custodisco, che difenderei davanti a tutto, perché questo posto ti fa crescere, questo posto è come una cara amica, una di quelle di cui non parleresti mai male, una di quelle che difenderesti quando gli altri lo fanno. Ti affezioni al suo modo di essere e al tuo quando sei qua. E lo vedo anche negli occhi di Ale, che il secondo giorno mi ha detto che l’India ti insegna ad essere umile; lui che vede tutto per la prima volta, che impara cose nuove, pensa nuovi pensieri, sente nuovi sentimenti, assaggia nuovi sapori, e finalmente abbandona quell’idea malsana che le persone ti aiutano solo per avere qualcosa in cambio. L’India o il viaggio ti insegna l’opposto, gli sconosciuti si preoccupano per te, è così e non c’è altro da spiegare.

Ci sono milioni di cose che non vanno, ma c’è qualcosa di sottile, forse inspiegabile che questo posto ti trasmette. C’è chi la odia al primo contatto, perché l’India sa essere forte, e chi la ama per tutta la vita, non ci sono mezze misure.

“Chi AMA l’india lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. È sporca, è povera e infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, pietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno. Si soffre a starne lontani. Ma così è l’amore: istintivo, inspiegabile, disinteressato.

Innamorati non si sente ragione; non si ha paura di nulla; si è disposti a tutto.
Innamorati, ci si sente inebriati di libertà; si ha l’impressione di poter abbracciare il mondo intero e ci pare che l’intero mondo ci abbracci.

L’india, a meno di odiarla al primo impatto, induce presto questa esaltazione: fa sentire ognuno parte del creato. In india non ci si sente mai soli, mai completamente separati dal resto. E qui sta il suo fascino.”