Siamo scesi nel sud del Vietnam, la prima tappa è in una cittadina abbastanza conosciuta: Can Tho, dove Ale sperava in pochi turisti, invece ce ne sono… tanti!

Per mia gioia ci sono delle pizzerie e noi optiamo per quella meno accogliente; la pizza consiste in basi già pronte, sopra ci va una bella spruzzata di ketchup dolce e del formaggio, cinque minuti nel fornetto ed è pronta! Andiamo a mangiarla sul fiume perché la pizzeria non ha nemmeno un tavolino in plastica sul marciapiede, e non è così male per essere una pizza non-pizza.

In questa cittadina facciamo un giro sul Delta del Mekong con una cara barcaiola che viene a prenderci la mattina alle cinque sotto un diluvio universale. Ci porta per i mercati galleggianti, dove delle vecchissime (almeno di aspetto) barche in legno vendono frutta e verdura. Lei ci taglia la frutta con un coltellaccio affilato mentre guida la barchetta con un piede, realizza fiori, braccialetti e una cavalletta con delle palme e l’aiuto del solito machete, sorridente sotto il suo bel cappello a punta che non la fa bruciare dal sole o bagnare dalla pioggia.
Lo scenario intorno è bello, è verde, è abbondante di frutti, di fiori, di piante. Il fiume anch’esso bello, grosso e forte, ma inquinato come ogni fiume che viene vissuto dalla popolazione.

Ogni tanto scendiamo dalla barchetta per fare un giro dove ci sono delle casette tra la giungla e andiamo ad impantanarci nel fango perché piove ed è tutto un disastro, risaliamo nella barchetta e mi scuso con la barcaiola per il fango, lei non si preoccupa e sorridente ce lo toglie da sotto le scarpe con una pezza bagnata. Dico ad Ale che siamo i soliti turisti che vanno in posti che non gli appartengono: nella giungla con le scarpe da trekking a scivolare nel fango, mi sento molto stupida. Ma poi passano una coppia di biondi, lei si guarda nello schermo del telefono per controllare se sta bene, lui indossa il giubbotto di salvataggio, passa qualcun altro che si fa un selfie con la birra in mano e il mio morale magicamente si solleva un po’.

La nostra barcaiola ride sempre, sembra che niente la turbi, nemmeno che le abbiamo sporcato tutta la barchetta con il fango. Dopo ore ci riaccompagna e ci abbracciamo con le mani piene degli esserini fatti dalle foglie di palma e i soliti gran sorrisi.