Balcani, my own way

La parte più frustrante di quando si pianifica un viaggio sono i pessimisti, o i conformisti, che non farebbero mai un passo senza avere l’approvazione di chiunque li circondi.

L’idea di un viaggio in camper durante i mesi invernali nei Balcani ha tre principali reazioni: lo stupore misto a un pò di invidia, quella dell’espressione “punto di domanda” che non osa chiedere in quale parte del mondo si trovino i Balcani e quella del disprezzo “zingari!”(parola che si per se non ha un significato negativo, ma ormai usata per disprezzare qualcuno)

Alcuni poi si addentrano nelle domande pratiche:
“non farà freddo?”
“E la doccia?”
“Come farai ad asciugarti i capelli?”
“Quanti soldi vi porterete?”
“Dove laverete i vestiti?”

Come se si possa partire solo per posti caldi, “esotici”.

Balcani, Piante grasse e caffè

Solo una piccola percentuale pensa alla poesia di una nuova avventura, ai nuovi orizzonti, alle alternative di vita che si possono incontrare, alla bellezza di non capire una parola delle lingue che si incontreranno, ad abbandonare le convenzioni che la società inevitabilmente impone, al non dover far parte del consumo dei regali natalizi, al non dover mangiare 50 pietanze insieme in una data comune a molti e ascoltare monologhi sulle melanzane, ad apprezzare la semplicità di una vita fatta in movimento, a quanto sia naturale viaggiare via terra per capire quanto sia grande il mondo senza confini di cui tutti facciamo parte.

Non bisogna mai ascoltare gli sfiduciati che inevitabilmente sono contagiosi della loro malattia peggiore:  quella della frustrazione e della paura; quella data da anni di televisione e cronaca, quella del non fidarsi mai dello straniero, dal percorrere a memoria le solite strade, del non pensare mai un pensiero diverso, dal programmare la propria vita in funzione altrui, e dal non farsi mai una domanda diversa da quella di quale squadra giochi la sera.

Balcani, Signora

Così, abbandonati i pensieri altrui, una nuova avventura si avvicina, un’avventura completamente nuova questa volta: in due su un camper, un camper che non va più di 80km/h; a disposizione tanto tempo, dei libri, cibo in scatola e qualche macchina fotografica.
Certo, il disfattista si preoccuperà anche della relazione messa alla prova da un’abitacolo lungo 5 metri e largo 2. Ovviamente non ci saranno vie di mezzo per la relazione: ci si unisce o ci si divide; ma quale legame è quello che non sopporta la vicinanza?

La cosa principale è mettere in conto i possibili problemi e andare avanti, per me la principale forma di libertà è avere la possibilità di andare verso qualunque posto mi salti in mente, andare e lasciarmi tutto dietro. Questo è il vagabondaggio, non avere un biglietto di ritorno, ma la libertà di decidere di ritornare.

“Così dunque l’uomo manifesta con le gambe e con i piedi il suo profondo desiderio di vagabondare. Il demone del vagabondaggio gli grida: “vendi tutto ciò che possiedi e seguimi.” E allora forse inizia la sua peregrinazione su un pavimento di dodici metri quadrati, quattro passo avanti e quattro indietro in una cella di prigione o in una spedizione attraverso il Sahara.”

Resor utan mål

“Ma la maggior parte della gente si accontenta di quattro passi, preferibilmente in una villetta a schiera o nell’hotel di un viaggio organizzato”

– Larsson in riferimento alla citazione di Resor.

Balcani, Live Free